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CORRISPONDENZA DEI DETENUTI: IL GIUDICE PUO’ CONTROLLARLA MA DEVE MOTIVARE

CORRISPONDENZA DEI DETENUTI: IL GIUDICE PUO’ CONTROLLARLA MA DEVE MOTIVARE

(AICIS) L’art. 18-ter dell’ordinamento penitenziario consente il controllo e trattenimento della corrispondenza dei detenuti da parte del giudice. Non si tratta però di un potere illimitato, poiché le norme in materia incidono su diritti e interessi costituzionalmente protetti, quali la libertà e la segretezza della corrispondenza. A ricordarlo è stata la I^ Sezione penale Corte di Cassazione nella sentenza 6 novembre 2020 n. 31050. L’applicazione di tali norme, quindi, secondo la Corte “deve essere circoscritta entro limiti rigorosi, stabiliti dalla legge, e deve essere supportata da una congrua motivazione che dia conto in modo puntuale delle ragioni per le quali la specifica comunicazione epistolare oggetto di trattenimento non debba essere consegnata al detenuto o inoltrata al relativo destinatario”. La decisione appena citata segue a stretto giro ad un analogo pronunciamento sempre dell’Alta Corte con la sentenza 28 maggio 2020 n. 16243 sull’applicazione degli art. 18 ter e 41 bis ord. pen. Anche in quell’occasione la Corte aveva affermato che “il trattenimento di corrispondenza può essere disposto qualora, dall’esame dei contenuti della corrispondenza, l’autorità giudiziaria ritenga che sussista una situazione di pericolo concreto per quelle esigenze di ordine e di sicurezza pubblica che costituiscono i presupposti per l’adozione della prima forma di controllo: in altri termini, la decisione di non inoltro può essere legittimamente motivata sulla base di elementi concreti i quali facciano ragionevolmente dubitare che il contenuto effettivo della missiva sia quello che appare dalla semplice lettura del testo”.