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OMICIDIO-SUICIDIO NEL SAVONESE. 56ENNE UCCIDE LA FIGLIA 29ENNE DELLA SUA COMPAGNA E POI SI TOGLIE LA VITA. IN ITALIA 4000 SUICIDI ALL’ANNO

OMICIDIO-SUICIDIO NEL SAVONESE. 56ENNE UCCIDE LA FIGLIA 29ENNE DELLA SUA COMPAGNA E POI SI TOGLIE LA VITA.

IN ITALIA 4000 SUICIDI ALL’ANNO

(AICIS) Ha ucciso la figlia della sua compagna. Le ha sparato e poi si è suicidato con la stessa pistola. L’omicidio-suicidio è accaduto nel pomeriggio del 6 dicembre nel Savonese, in località Vellego, nel Comune di Casanova Lerrone. Lui era un agricoltore di 56 anni, la vittima aveva 29 anni e lavorava in un supermercato a Borghetto Santo Spirito. Sull’episodio indagano i carabinieri.

Quanti suicidi? In Italia si registrano ogni anno circa 4000 morti per suicidio. Poiché il suicidio è un evento estremamente raro nell’infanzia, i tassi vengono calcolati prendendo come riferimento la popolazione di 15 anni e più. Secondo i dati ISTAT della “Indagine sulle cause di morte”, nel 2016 (ultimo anno per il quale i dati sono attualmente disponibili) nel nostro Paese si sono tolte la vita 3780 persone. Il 78,8% dei morti per suicidio sono uomini.

L’omicidio suicidio – L’omicidio-suicidio è una manifestazione delittuosa in cui l’assassinio della vittima è seguito dal suicidio dell’autore non solo dopo un tempo relativamente limitato, ma soprattutto con una connessione motivazionale e criminodinamica fra i due fatti. Le motivazioni del gesto suicidario sono complesse risultando da una serie di fattori complessi che non possono essere inquadrati esclusivamente nei concetti di mancanza di tolleranza alla frustrazione e di tendenza all’impulsività. La parentela fra l’omicidio ed il suicidio, dovuta a quel comune progenitore che è l’aggressività, è da tempo nota al punto che Menninger (1938) scrisse che il suicidio è parimenti motivato dal desiderio di morire, dal desiderio di essere ucciso e dal desiderio di uccidere. Per spiegare la differente occorrenza dei due fenomeni Lombroso (1878) sostenne che l’uomo barbaro, quando si trova di fronte ad eventi avversi, preferisce attuare il sacrificio altrui, mentre l’uomo civilizzato, per rafforzare il suo senso morale basato sul rispetto del prossimo, preferisce commettere il suicidio. Anche Sighele (1891) percorse l’idea del processo di civilizzazione sostenendo che l’uomo onesto e civile preferisce il suicidio all’omicidio. Molti autori nella prima metà del diciannovesimo secolo, tentarono di comprendere se esistesse un rapporto statistico tra i due fenomeni giungendo spesso a risultati contrastanti. Ferri (1884/1925) ad esempio osservò andamenti inversi fra i tassi di omicidio e quelli di suicidio, mentre Tarde (1901), al contrario, notò la presenza di trend paralleli. [Rassegna Italiana di Criminologia – 4/2011]

Depressione alla base del suicidio? Un errore dettato dalla logica del senso comune è quello di associare, in termini di relazione causale, il disturbo depressivo maggiore ed il rischio di suicidio. La visione che oggi sembra rendere giustizia alla complessità del fenomeno risiede nel considerare la depressione un fattore contribuente importante ma non esclusivo nel determinare il rischio di suicidio. Questo ha portato a concludere che il suicidio è più relazionato ad una vulnerabilità acquisita durante lo sviluppo e che pone l’individuo in pericolo quando eventi avversi e disturbi psichiatrici irrompono nella vita di un individuo [M.Pompili, T. Imperio, D. Erbuto “Depressione e Suicidio”, Dipartimento di Neuroscienze, Salute Mentale e Organi di Senso (NESMOS), Servizio per la Prevenzione del Suicidio].