TuttoIndagini.com

Notizie selezionate dagli Investigatori Professionisti di Agenzia Investigativa delle Alpi

PERFETTO CLONE DI FERRARI “DINO S” DEL 1958. LA CASA DI MARANELLO NE VUOLE LA DISTRUZIONE, L’AGENZIA DELLE DOGANE LA METTE NEL MUSEO DELLA CONTRAFFAZIONE

PERFETTO CLONE DI FERRARI “DINO S” DEL 1958. LA CASA DI MARANELLO NE VUOLE LA DISTRUZIONE, L’AGENZIA DELLE DOGANE LA METTE NEL MUSEO DELLA CONTRAFFAZIONE

(AICIS) “Occorre valutare l’assoluta particolarità del caso, trattandosi di contraffazione del tutto unica e atipica, e oltre tutto avente per oggetto l’auto del marchio italiano più prestigioso nel mondo“. Questa la motivazione della sentenza n. 35544 dell’ 11 dicembre 2020 grazie alla quale la copia perfetta della Ferrari “196/246 S Dino”, prodotta da Maranello nel 1958, e sequestrata dieci anni fa nel porto di Genova dai funzionari dell’Agenzia delle Dogane mentre era in procinto di partire per gli Usa, non verrà più distrutta come richiesto dalla prestigiosa Casa Automobilistica Modenese. Ora sarà posizionata dai Monopoli nel “Museo della contraffazione“, per finalità di formazione ed istruzione degli agenti, l’eclatante falso – nel lungo ping pong tra le Corti – aveva rischiato più volte di finire in una pressa. L’assegnazione all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli dell’autovettura, dopo la confisca, è consentita dall’art. 16 legge n. 99/2009, che ne prevede l’affidamento allo Stato per finalità di giustizia, di protezione civile o di tutela ambientale. I beni “sono distrutti solo qualora tali enti od organi non presentino richiesta di assegnazione», come invece è avvenuto nel caso di specie.

La Corte di Cassazione, ha accolto il ricorso dell’Agenzia contro l’ordinanza del Tribunale di Genova che ne aveva confermato la distruzione ritenendo condivisibili le preoccupazioni della casa automobilistica “rispetto alla lesione che l’esibizione del bene” poteva determinare al marchio. Secondo il supremo collegio non è illegittima la richiesta delle Dogane di “detenere in via definitiva tale oggetto al solo fine di memoria e studio, senza esposizione al pubblico” e, al tempo stesso non ne soffriranno nemmeno “le legittime aspettative della parte offesa, non potendo l’oggetto contraffatto avere diffusione e potendosi considerare, in questo senso, ‘distrutto‘, cioè non più esistente nell’ambito degli oggetti di possibile uso“.