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Separazione o divorzio senza addebito: quando i coniugi possono tradire

Il tradimento rappresenta una violazione degli obblighi che derivano dal vincolo matrimoniale.

Coloro che tradiscono non possono poi chiedere gli alimenti, neanche se sono disoccupati e perdono i diritti ereditari sull’ex.

Ad esempio, la moglie infedele non ha diritto all’assegno di mantenimento nonostante il marito guadagni più di lei.

Ci si è chiesti se davanti a una crisi coniugale sia legittimo avere l’amante.

La risposta è contenuta in una recente pronuncia della Suprema Corte di Cassazione (Cass. ord. n. 27771/2022), che non aggiunge niente di più a un panorama giurisprudenziale precedente, orientato in questo senso.

In questo articolo scriveremo quando il tradimento è causa di addebito e quando, in caso di crisi tra coniugi, si può andare via di casa e avere una relazione con un’altra persona.

     Indice

Le conseguenze del tradimento
In che cosa consiste l’addebito della separazione
In quali situazioni conviene chiedere la separazione con addebito
In quali casi il tradimento è causa di addebito

1. Le conseguenze del tradimento

Ogni coniuge, in qualunque momento può chiedere al giudice la separazione, è sufficiente sostenere  che la comunione familiare, vala a dire, il legame affettivo non esiste più.

Se la separazione deriva dalla violazione dei doveri del matrimonio da parte dell’altro coniuge , il giudice, nella sentenza di separazione, attribuisce al coniuge colpevole la responsabilità per la fine dell’unione.

Questa dichiarazione viene chiamata addebito.

Chi non risparmia al coniuge vessazioni e maltrattamenti rischia la perdita di due diritti, quello al mantenimento e alla quota di legittima in caso di successione.

2. In che cosa consiste l’addebito della separazione

L’addebito si applica in modo esclusivo nell’ipotesi di separazione giudiziale.

Se i coniugi dovessero decidere di procedere alla separazione in modo consensuale, arrivando a un accordo, non si potrà parlare di addebito.

In sede di separazione giudiziale uno dei coniugi può chiedere che la separazione venga addebitata all’altro.

L’addebito consiste nell’attribuire all’altro coniuge la responsabilità della fine del vincolo matrimoniale.

Secondo il codice civile, il giudice, quando pronuncia la separazione, dichiara, se ricorrono le circostanze e venga richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione, considerando la sua condotta contraria ai doveri che derivano dal matrimonio (art. 151 c.c.).

Le conseguenze che seguono l’addebito della separazione sono due.

Con la prima, il coniuge al quale è stata addebitata la separazione perde il diritto al mantenimento, che l’altro non gli dovrà dare, mentre continuano a spettargli gli alimenti, che si differenziano dal mantenimento perché servono esclusivamente a garantire i mezzi minimi di sussistenza.

Il coniuge al quale viene attribuita la separazione per colpa perde anche i diritti successori nei confronti dell’altro.

Con la seconda, il partner al quale è stata addebitata la separazione non può succedere all’altro nel caso di morte.

Si tratta di una conseguenza negativa che, in assenza di addebito, si verifica esclusivamente dopo la sentenza di divorzio.

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3. In quali situazioni conviene chiedere la separazione con addebito

Chi a causa del reddito più elevato, è tenuto a pagare il mantenimento è più interessato a fare accertare l’addebito a carico dell’ex coniuge, perché in questo modo non gli dovrà più versare nessuna somma.

Per il coniuge economicamente più debole, al contrario, non fa differenza fare accertare l’addebito a carico dell’ex, che avrà lo stesso diritto agli alimenti, indipendentemente dal comportamento tenuto dall’altro coniuge.

Il mantenimento è una conseguenza della sproporzione tra i redditi dei due coniugi e non anche della violazione dei doveri coniugali.

4. In quali casi il tradimento è causa di addebito

Il tradimento non sempre è motivo di addebito, vale  a dire, non comporta in ogni caso la perdita del diritto al mantenimento.

L’infedeltà coniugale può determinare simili conseguenze se è la causa esclusiva della crisi tra i coniugi.

A dimostrarlo deve essere il coniuge che chiede l’addebito, vale a dire, colui o colei che è stato/a tradito/a.

Ad esempio, se la moglie viene tradita dal marito non le basta presentare le prove della relazione tra costui e l’amante ma deve anche provare che i fatti in questione rappresentano la causa della rottura del matrimonio.

Il marito si potrà difendere dimostrando che la coppia non andava d’accordo da molto tempo, che i due non avevano più rapporti fisici o che uno dei due aveva manifestato all’altro la volontà di separarsi.

Se il matrimonio si dovesse essere rotto prima della scoperta dell’adulterio, il traditore non subirà l’addebito.

Il matrimonio non è finito a causa del suo comportamento, lo è a causa di precedenti motivi.

Il tradimento è causa di addebito quando è il motivo determinante che porta marito e moglie a decidere di separarsi.

Se i due avevano preso in precedenza strade separate, non esiste nessun rischio all’avere una relazione con un’altra persona.

Ad esempio, se un coniuge comunica all’altro di non amarlo più, magari mettendolo per iscritto e qualche mese dopo si trova l’amante, non potrà essere ritenuto responsabile dell’adulterio.

In sintesi, secondo la Suprema Corte di Cassazione, davanti a una crisi coniugale, avere l’amante si considera legittimo.

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Maria Giovanna Ruo, Avvocato in Roma, già Consulente giuridico per l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza. Docente di Diritto di Famiglia e Minorile presso il Dipartimento di Giurisprudenza e di Scienze Sociali  dell’Università LUMSA di Roma. Dal 2004 è Presidente dell’Associazione Cammino (www. cammino.org), associazione forense con sede nazionale a Roma e 51  sedi territoriali. Autrice di numerosi articoli e saggi, ha svolto attività di consulenza per svariati ambiti istituzionali anche all’estero.

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